Lo scorso 19 marzo sono stata invitata come speaker all’evento “Embrace Change”, organizzato da Radial Europe, eccellenza internazionale nella logistica. Sulla carta, un momento di formazione e confronto per parlare dell’evoluzione del mondo e-commerce… nella realtà è stato un bellissimo momento di condivisione di emozioni umane: paura, creatività, voglia di trasformazione.
Il panel era di quelli da 10 e Lode e il mio “impostore interiore” non è stato zitto un solo istante, sia prima che salissi sul palco sia dopo, quando sono scesa e risalita nuovamente per la tavola rotonda. Ma spero di averla comunque portata a casa e i bei messaggi di stima da parte di colleghi così “esimi” mi hanno davvero fatto piacere (e stupito, anche. Devo comunque continuare a studiare parecchio, per arrivare a quel livello!).
Accumulare dati… o esperienze?
Primo speaker, Leonardo Avezzano, che è stato un onore conoscere: fotografo d’alta quota, storyteller ed esploratore moderno, ha condiviso un tratto del suo cammino, parlando delle sue avventure nei luoghi più magnifici e remoti del mondo. Posti che risuonano nel profondo, nella mia memoria e nella mia sensibilità, montagne che ho amato sebbene le abbia guardate da sotto “senza mai arrivare in cima” (come dice Cognetti): il Nepal, l’Islanda… quel genere di location dove terra e cielo, aldiqua e aldilà, sono separati da un velo sottilissimo, si fondono quasi, e tu lo percepisci distintamente.
Ha parlato di sostenibilità, Leonardo, ma anche di coraggio e di paura, di capacità di pianificare il viaggio ma anche di “esperirlo” per davvero. Un aneddoto mi è rimasto impresso: racconta di un uomo che vuole cambiare vita, vuole cambiare se stesso, e decide di scalare una montagna. Ma, prima di partire, vuole raccogliere dati, più dati possibile: così chiede a chiunque sia di ritorno dalla propria spedizione quali sono state le difficoltà, cosa si prova ad arrivare lassù, che timori hanno avuto. E accumula testimonianze su testimonianze, senza mai decidersi a partire. Lo racconta a un monaco che – nella sua pragmatica saggezza – lo ammonisce: raccogliere informazioni di seconda mano non si avvicina minimamente a provare un’esperienza sulla propria pelle.
Forse dovremmo smetterla di avere paura e nasconderci dietro al fatto che un giorno, quando ci saranno le condizioni, quando avremo tutte le informazioni e tutto l’equipaggiamento – fisico e mentale – allora potremo partire per quell’avventura che sogniamo. Forse dovremmo partire ora, subito, e basta. E vedere come va.
E, calandola nel marketing, anche come dire: belli i dati eh, ma poi l’esperienza è un’altra cosa. Basta con questo data-driven, diventiamo experience-driven, forse è ora di mettere le persone, e non i numeri, per primi sulla lista delle priorità.
L’e-commerce di domani? Invisibile, trasformativo, sostenibile e supportato da AI
A seguire, a completare il full d’assi, Valentino Caporizzi, Baris Gencel e Ben Demiri hanno fatto un’infilata di speech altrettanto illuminanti.
Valentino, dall’alto della sua lunga carriera nel digital, ha fatto una presentazione minimale e concettuale, dipingendo in poche pennellate precise e vivide quella che sarà la nostra vita tra qualche anno, quando le macchine “ci conosceranno meglio di noi stessi, al punto da prevedere non solo cosa vogliamo ma anche cosa potremmo aspirare a diventare”. Una macchina che ci sprona a diventare la versione migliore di noi stessi potrebbe essere anche la versione migliore immaginabile della macchina.
Ben ha sottolineato l’importanza della sostenibilità come conditio sine qua non di un’esperienza d’acquisto personalizzata e fluida, sì, ma anche a basso impatto. Cosa che, parlando del mondo fashion, non è affatto banale oggi.
Infine, Baris ha mostrato come l’AI non sia affatto un mostro che sta cercando di sostituirsi a noi, scimmiottando a basso costo la nostra creatività, al contrario: è un potente strumento che può espandere la nostra mente e che amplifica tutto il nostro background e la nostra sensibilità. Ergo va governata, ma solo un artista potrà trarne qualcosa di artistico, com’è sempre stato nella storia del mondo. Insomma, non si diventa sommi poeti con ChatGPT. E, di certo, non si realizzano opere di arte figurativa così impattanti e piene di pathos come quelle di Baris senza avere il suo gusto e il suo senso estetico.
E alla fine arrivo io, cercando di tirare le fila di tutto il discorso per dare un messaggio positivo. Perché a me il futuro sembra comunque luminoso. Non mi sento un copista medievale che ha appena saputo della stampa a caratteri mobili, non credo che verrò sostituita. Mi capita – e anche spesso – di utilizzare strumenti come Notebook LM e similari, soprattutto per generare riassunti di grandi quantità di contenuti che devo studiare per poi scriverne.
Ma quando scrivo di mio pugno, col mio stile, frammentario e sincopato ma mio, umano, io so che è più reale, più emozionante, che c’è più “calore” tra le righe. E quel calore lì non lo replichi con uno strumento, come non replichi con l’autotune la voce di Chris Cornell.
Gli strumenti sono strumenti. L’anima ce la mettiamo noi.